Si tratta di un’installazione pensata per arricchire la struttura e la quotidianità di una casa privata, un’opera d’arte abitabile, fatta «per essere vissuta dall’interno», dice l’artista stessa, come all’interno di ognuno vivono una o più utopie.

La progettazione dell’opera è stata fatta in collaborazione con l’architetto Patrizio Paris ed ispirandosi al testo di Tommaso Moro «Utopia«, che vuol dire (dal greco ou = non e topos = luogo) non-luogo, luogo che non è o ciò che non è in alcun luogo, l’artista, invece, ha ideato quest’opera pensandola proprio all’interno di un luogo reale e vissuto, quale è per eccellenza una casa.

Dalla lettura del testo Inés Fontenla ricostruisce i luoghi e gli spazi dell’isola Utopia in un iter dal macro al micro che si svolge, come grazie ad uno zoom, attraverso quattro colonne brillanti di un grigio grafite che, da un corridoio, a due a due, l’una di fronte all’altra, guardano l’ingresso a due vani dell’abitazione: sulla prima colonna viene rappresentata l’isola nella mappa del mondo, nella seconda l’isola stessa con le sue città, nella terza la pianta della capitale e nella quarta un palazzo di quest’ultima; infine, da una parte e dall’altra del corridoio, due pannelli di legno, sempre dipinti con grafite, mostrano uno il titolo dell’opera, l’altro alcuni testi di Tommaso Moro sotto ad una sfera vuota dove ognuno può ubicare la propria Utopia.

Maria Francesca Zeuli


ISOLA DELLA UTOPIA



1999 - Roma - Abitazione privata